Hai dolore al gomito? Ecco cosa fare.

Hai dolore al gomito? Ecco cosa fare.

Senti fastidio o dolore alla parte esterna del gomito? 

Hai fastidi nello stringere oggetti, anche semplicemente nel prendere una bottiglia?

Il mio nome è Alessio Bassi, sono un fisioterapista e con questo articolo voglio aiutarti a risolvere il problema.

A volte anche sollevare piccoli pesi, come una semplice borsa, per chi sviluppa l'epicondilite (conosciuto anche come "gomito del tennista" ) può essere fonte di dolore.

Lo so, probabilmente ti stai domandando se e come essere certi che sia il tuo problema.

Non ti preoccupare, continua a leggere per capire, attraverso qualche semplice test da eseguire in autonomia, se la causa del tuo dolore è proprio l'epicondilite.

Come faccio a capire se ho l'epicondilite o potrei svilupparla?

Per valutare la presenza di un'epicondilite abbiamo i seguenti test:

  1. Dolore alla palpazione dell’epicondilo laterale (semplicemente col dito indice tasta la prominenza ossea laterale alla faccia anteriore del gomito).
  2. Dolore nell'estensione del polso contro resistenza ad avambraccio pronato (per eseguire il test, spingi il dorso della mano del braccio doloroso contro il palmo dell'altra mano).
  3. Dolore nella flessione passiva del polso (prendi la mano del lato dolente e flettila massimamente, immaginando di far toccare il palmo contro l'avambraccio).
  4. Dolore nello stringere un oggetto.

Voglio essere più preciso e aiutarti meglio a capire che patologia è l'epicondilite. 

Essa è una affezione dolorosa dei tendini estensori del polso che originano sull'epicondilo laterale dell'omero (parte esterna del gomito). Nonostante il dolore si percepisca al gomito, i muscoli che la provocano muovono il polso.

L'infiammazione colpisce i tendini dei muscoli:

- estensore radiale breve del carpo.

- estensore radiale lungo del carpo.

- estensore ulnare del carpo.

- estensore comune delle dita.

Tutti muscoli la cui contrazione permette l'estensione del polso (non del gomito).

Qual è la causa di questa infiammazione?

Solitamente l’insorgenza del problema è dovuta a sovraccarico funzionale (gesti sportivi o lavorativi ripetuti nel tempo, che provocano microtraumi alla struttura del tendine).

Il tendine è una struttura connettivale composta prevalentemente da fibre collagene poco vascolarizzate, che connettono il ventre muscolare all’osso. 

In pratica, la funzione dei tendini è quella di muovere le ossa a cui sono ancorati, attraverso la trasmissione di forza generata dalla contrazione muscolare.

Quando gli stimoli a cui il tendine è sottoposto superano la sua capacità di carico, la sua struttura può andare incontro a modificazioni patologiche. 

Le fibre collagene, inizialmente parallele tra loro e distribuite secondo le linee di forza, si disorganizzano e diventano più fragili. 

Cosa vuol dire?

Se esegui movimenti molte volte, con molte ripetizioni, superando il carico "standard" che può sopportare il tendine, questi microtraumi prima o poi porteranno al problema.

Con il passare del tempo, a seconda del gesto, dal carico e dallo sforzo ripetuto, si verifica il fenomeno dell’iperplasia angiofibroblastica: viene prodotto un tessuto di granulazione atipico ed il risultato è un indebolimento del processo riparativo del tendine.

Ora, scopriamo assieme come risolvere il tuo problema e alleviare il dolore. 

Sono solo poche righe, ma importanti. Continua a leggere.

Come risolvo il problema?

1. Il rimedio immediato più utile di tutti è sicuramente il riposo (inteso come eliminazione o riduzione degli stimoli negativi al gomito e al polso), associato all'applicazione di ghiaccio.

Nella prima fase (che dura una settimana, in media) si può utilizzare un tutore di controforza che pone in scarico le fibre degli estensori.

2. In casi acuti, di dolore molto forte, può essere utile la terapia fisica: laser, tecar e ultrasuoni possono essere applicati nel tentativo di ridurre la sintomatologia, rivascolarizzare la porzione tendinea interessata e stimolare la produzione di tessuto funzionale.

Passata la fase acuta si può iniziare a lavorare sulle fibre direttamente con lo stretching (portare passivamente il polso in iperflessione), la massoterapia (massaggi decontratturanti con l'utilizzo di pressione e scivolamenti). 

Particolarmente utile è il mantenimento della cosiddetta "pressione ischemica transitoria", che consiste semplicemente nell'effettuare pressioni vigorose alternate a rilasciamenti sui muscoli dolenti a livello del gomito per alcuni minuti. Questa pressione provoca uno stretching prolungato, stoppando la trasmissione del dolore. Si ha quindi un maggior rilassamento delle fibre.

3. La terza e ultima fase di trattamento è quella di “riadattamento ai carichi”. L’obiettivo sarà quello di rinforzare progressivamente i muscoli responsabili della patologia, in modo che possano sostenere gli stimoli a cui sono sottoposti durante le attività della vita quotidiana (ADL – activity of daily living). 

Si possono effettuare delle flesso-estensioni e prono-supinazioni del polso con sovraccarico (carichi dell'ordine di 1-2,5 kg max) e esercizi per la presa, effettuabili con una pallina antistress per poi passare ai gripper.

Riassumendo in caso di epicondilite:

  1. Fase acuta: riposo, ghiaccio, tutore di controforza, terapia fisica (LASER, TECAR, ultrasuoni).
  2. Fase sub-acuta: massoterapia, stretching, pressioni ischemiche transitorie.
  3. Fase di ritorno all’attività: rinforzo muscoli avambraccio (flesso estensioni e prono supinazioni del polso con sovraccarico 1 - 2,5 kg x10 reps x 3 serie) + rinforzo presa con pallina e/o gripper (3 trattenute da 15 sec. ciascuna).

Le indicazioni che trovate per la fase sub-acuta e in quella di ritorno all’attività possono essere seguite a scopo preventivo anche da chi non ha un'epicondilite in corso.

E se nonostante la terapia il dolore permane, come è possibile?

Si parla in questo caso di “epicondilite refrattaria al trattamento” e la causa della persistenza del dolore potrebbe essere dovuta a un’infiammazione del nervo radiale, che rimane intrappolato nel passaggio tra i muscoli dell'avambraccio (estensore radiale breve del carpo e supinatore). 

La sua infiammazione porta sintomi simili a un’epicondilite, con delle piccole differenze:

  1. Dolore più distale (al centro della parte dorsale dell'avambraccio) rispetto all’epicondilo, esacerbato dalla supinazione contro resistenza.
  2. Sintomatologia anche a riposo.
  3. Esame elettromiografico positivo per deficit conduzione del nervo radiale.

Che cosa puoi fare in questo caso?

L'unica soluzione efficace è il trattamento chirurgico o conservativo indirizzato all'eliminazione della compressione sul nervo.

Così, individuata la causa della compressione, si procederà a recuperare la mobilità e tutte le funzionalità connesse al nervo, attraverso esercizi di neurodinamica e di coordinazione.

Se hai bisogno di ulteriori informazioni, di un supporto ulteriore, non esitare a chiamarci.

Alessio Bassi